mercoledì 20 ottobre 2010

The Inbetweeners – Stagioni 1-2-3


Leggendo il titolo, molti di voi si chiederanno “E cos’è?” beh in effetti fino a poco più di un mese fa nemmeno io avevo mai sentito questo nome. Poi un pomeriggio noioso d’autunno, in cerca di qualcosa di leggero e divertente, mi sono imbattuto (leggendo critiche positive) in questo telefilm inglese. Ho visto in pochissimo le prime due stagioni ed ho seguito la terza fino a questa settimana. Innanzitutto dico che ogni stagione è composta da 6 episodi da 20-22 minuti l’uno, quindi capite cosa intendo per “leggero”. Di cosa parla questa serie? La serie segue quattro ragazzi, Will, Simon, Neil e Jay, che sono i classici sfigati della scuola. Il primo si è appena trasferito nel nuovo liceo e subito viene deriso da tutti finchè non si imbatte nei tre soprannominati. Il telefilm in realtà non ha una vera è propria storyline, ma gli episodi si susseguono con battute e gag divertenti e non. Ma parliamo un attimo dei personaggi:
-          Will, il classico secchione che non sa divertirsi, pignolo, rompiballe che tutti tendono a prendere in giro, anche quello della sua gang;
-          Simon, il ragazzo innamorato da sempre della sua amica d’infanzia, Carli, ma che non riesce a dichiararsi (e che vomita sul fratellino di lei);
-          Neil, il buffone di corte, quello che non capisce nulla, per lui tutto e nuovo e fa le cose senza fregarsene di niente e nessuno;
-          Jay, il ragazzo con la bugia sempre pronta, che non fa altro che vantarsi delle sue esperienza sessuali mai avute e di inventarsi storie surreali a cui solo Neil crede.
Come ogni show inglese, ogni episodio e ricco di battute e riferimenti a sfondo sessuale che, diciamolo, alla lunga stancano, e i protagonisti sono tra i più stupidi e illogici che abbia mai visto in un telefilm. Fanno sempre la scelta sbagliata, sono inopportuni, e chiedono alle ragazze di fa sesso con loro senza troppo pudore. Anche le battute verso la mamma di Will (una bella donna) vengono riproposte per tutta la serie, così come quelle verso il padre di Neil, presunto gay. Ogni episodio è narrato da Will, e si conclude sempre con un recap delle cose più stupide della puntata. Come dice, in 18 episodi vediamo un po’ di tutto, ubriacate, feste, sfilate di moda, volontariato, cani, ma tutto e fine a sé stesso e le poche che durano più di un episodio (come la storia di Tara, la ragazza di Simon) finiscono quando nemmeno sono iniziate. La serie, nonostante tutte queste critiche, è piacevole da guardare e non stanca, nonostante l’umorismo inglese devo dire che mi ha strappato qualche risata. Quello che mi ha fatto pensare è l’episodio finale che poi non conclude molto, ma totalmente in linea con una serie non sense come questa. Sicuramente superiore alle sit-com per ragazzi che ci propinano gli USA (Hannah Montana e simili) però questa serie ci prova ma non ci riesce, nel senso che resta qualcosa di “infantile”, che non va mai oltre un certo livello, ma resta su un trash leggero tipico degli show made in UK (vedesi Trinity, nonostante non ci sia paragone).
Insomma se cercate un passatempo, The Inbetweeners è consigliato, basta solo che non cerchiate nulla di troppo impegnativo o di eccessivamente divertente, ma comunque lascia il suo segno. Nonostante la serie sia terminata (pare) un film è già in fase di riprese, pronto per uscire nei cinema (?) inglesi nel 2011. E anche un remake americano è in produzione, da parte di MTV, ma non sarà di sicuro ai livelli dell’originale. Il mio consiglio è di dargli un’occhiatina, poi sta a voi andare a vanti o no, anche se resta una serie per passare 20 (o più) minuti.

Supernatural 6x04 – Weekend at Bobby’s


Allora, iniziamo da una cosa: il personaggio di Bobby mi piace, mi sta simpatico, non ho nulla contro di lui, anzi, e un episodio su di lui non mi sarebbe dispiaciuto. Detto questo dico un’altra cosa: questo episodio era noiosissimo. Si tratta di 40 minuti in cui scopriamo che Crowley non ha restituito l’anima a Bobby, anzi gli ha dato 10 anni di vita. La cosa a Bobby non sta bene, allora decide di scoprire il più possibile sul demone per poterlo incastrare. Torna quindi una vecchia conoscenza, Rufus, che dopo averlo aiutato ad uccidere un okami (e mettere fine al flirt che la vicina aveva verso Bobby) gli da informazioni su Crowley, cioè che il vero nome è Fergus Macleod, scozzese e con un figlio ed è ora nientedimeno che il Re dell’Inferno. Intanto Dean chiama Bobby per esprimere le sue preoccupazioni nei riguardi di Sam, ma ciò che ottiene dall’uomo è uno sclero perché i ragazzi non aiutano mai lui. Poco dopo Bobby evoca il fantasma del figlio di Crowley e, scoprendo che i due si odiano, il ragazzo è disposto a raccontargli qualsiasi cosa voglia. Così Bobby chiama Crowley e, dopo una rimpatriata padre-figlio, comunica al demone che il ragazzo gli ha rivelato dov’è la sua tomba con i suoi resti, in Irlanda. Ci sarebbe da dire “Ebbè?” se non fosse che i fratelli Winchester son volati fino in Scozia (?) e son lì pronti a bruciare i resti del demone (si perche Bobby tramite un altro demone aveva scoperto che funziona così). Alla fine quindi Crowley restituisce l’anima a Bobby, svolazza in Scozia, si riprende i suoi resti e va via.
Ora la puntata sarebbe pure stata carina se tutta la storia fosse stata raccontata in alternanza a qualcos’altro, ma vedere tutto l’episodio in questo modo ad una certa stufa. Si, abbiamo capito che Bobby si annoia, che deve rispondere al telefono, e non ha una vita, ma allora perché quest’uomo non fa qualcosa per movimentarsi? E c’è davvero bisogno di mostrarci questi passaggi così tante volte? Magari questo episodio avrebbe riscontrato un parere più positivo se si fosse trovato in mezzo ad una stagione più interessante o fatta meglio, invece che in mezzo a questa robaccia che spacciano per Supernatural (e dico tutto questo con dispiacere).
Una nota particolare di questo episodio è che è stato diretto da Jensen Ackles, il nostro Dean. Ed è dunque per questo (credo) che i due fratelli compaiono si e no per 10 minuti on-screen. Ok, capisco che devi dirigere, ma mi ricordo di tanti casi di regia in cui l’attore compariva sullo schermo (sia di film che telefilm), allora perché eliminarsi dall’episodio? Scelta stilistica? Pessima scelta, oserei dire. Insomma, questa stagione continua ad andare avanti tra alti e bassi…che dico, solo bassi, e la nostra remota speranza è che si riprenda per poter dimenticare questi 4 episodi. Insomma, l’avete capito, si poteva fare di meglio.

Brothers and Sisters 5x04 - A Righteous Kiss

Iniziamo a tirare un sospiro di sollievo: la ABC ha ordinato altri 4 episodi pare, portando quindi la stagione a 22 puntate, lanciando un segnale positivo quindi anche per un eventuale rinnovo, che all’inizio dell’anno con l’ordine dei 18 episodi e i problemi di contratto non sembrava così scontato. Eppure quest’anno lo show, nonostante allontanamenti da parte del cast, si sta mantenendo su un livello più che accettabile e sta ottenendo ascolti superiori alla gran parte della programmazione del canale Disney e quindi possiamo anche essere più che ottimisti. Ora, veniamo subito alla parte interessante: il reverendo Camden è gay! Ebbene si, dopo anni di appartenenza ad uno dei telefilm più moralisti, bigotti, finti, smielati, osceni, orripilanti e religiosi di sempre eccolo ricoprire il ruolo di Charlie, l’interesse amoroso GAY di Saul! Non bastava farlo diventare il cattivo di No Ordinary Family, Stephen Collins voleva di più, e a quanto pare è stato accontentato. Quanto erano teneri poi lui e Saul con i loro calzini colorati tutti presi ad aiutare Sarah a cucire costumi? E ho trovato molto ben fatta la loro rottura, quando Saul rivela la sua sieropositività, spaventando Charlie non tanto per la malattia in se, ma perché aveva già avuto un compagno con aids e lo aveva visto morire, giorno per giorno, standogli comunque sempre vicino. E ovviamente non può permettersi di rivivere ancora una volta quell’esperienza. Nonostante tutto però, a me sono piaciuti parecchio e comunque Saul finalmente ha capito che merita anche lui di cogliere qualche occasione e chissà, anche trovare qualcuno per raggiungere quella felicità che forse non ha mai avuto. In fin dei conti alla sua età morire di aids è praticamente molto meno probabile che un infarto o qualsiasi altra patologia. Per quanto riguarda Justin e Rebecca ho trovato anche la conclusione della loro storia molto ben congeniata: dopo essersi svegliati assieme dopo la notte trascorsa insieme, i due si mettono alla ricerca di Holly, che è andata da Nora in cerca di aiuto. Rebecca confida alla suocera di aver ricevuto una importante proposta di lavoro da una nota rivista di New York e ha già deciso di partire, nonostante sia ancora innamorata di Justin. Il confronto finale tra i due è davvero toccante e fa capire come a volte l’amore da solo non sia sufficiente, o meglio, loro erano destinati a incontrarsi, stare assieme e aiutarsi a vicenda in momenti piuttosto complicati delle loro vita. E probabilmente saranno sempre innamorati, ma le loro strade e i loro ideali o aspirazioni li hanno messi su binari differenti, provocando una rottura nel loro rapporto, anche se i sentimenti sono rimasti gli stessi. Ho davvero apprezzato l’evolversi di questa particolare storia d’amore, nata sotto una certa ottica e conclusasi forse anche in maniera perfetta sotto un certo punto di vista. Siamo sempre abituati al lieto fine, a volte ci vuole anche qualcosa di diverso che comunque in questo caso, per merito degli autori, non snatura l’essenza del loro rapporto. La fotografia che lei lascia all’ormai ex-marito poi, è stata un colpo al cuore. (E tu, Emily Vancamp, spero non troverai altri lavori nella tua vita, nonostante l’uscita di scena di Rebecca non sia stata male). Anche la story line di Holly non è affatto male, anzi, il suo voler ritrovare se stessa e i suoi ricordi, sapendo comunque di aver perso molto offre qualcosa in più al personaggio che forse è sempre stato sfruttato non al massimo. Il confronto con la figlia, quando le due parlano a cuore aperto poi è stato davvero ben realizzato. E la realtà è che Holly comprende l’amore che provava per la figlia, ma capisce di non provarlo ora a causa dell’incidente. Quanto può essere devastante per una persona perdere tutto ciò a cui teneva, esserne consapevole, ma non poter fare nulla al riguardo? Come sfondo poi abbiamo una Kitty persa tra le montagne che inizia una relazione con il fusto della porta accanto, con tanto di bacio che ovviamente le fa venire i sensi di colpa dato che ha perso Robert poco tempo prima. Ma in fin dei conti anche lei ha tutto il diritto di andare avanti, cosa che a quanto pare ha deciso proprio di fare. Sarah invece è alle prese con la recita scolastica del piccolo Cooper e con la voglia di farlo ammettere in una prestigiosa scuola, facendosi così quasi umiliare dal solito stereotipo di madri odiose, ricche e viziate. Quando però la recita finisce male, anche sotto consiglio di Luc, torna in se stessa e mette in riga le due madri vipere in perfetto stile Walker. Come dice anche il titolo, l'episodio è costellato di baci tutti differenti tra loro: abbiamo il bacio di addio tra Justin e Rebecca, quello non dato tra Charlie e Saul, quello che apre un nuovo capitolo nella vita di Kitty e quello dato da Cooper alla compagna di recita. In fondo, come spiega Luc quello che rende vero un bacio è il cuore e il sentimento che ci metti e in questo episodio c'è stata una grande varietà di sentimenti. La puntata quindi è stata davvero godibile, piena di spunti interessanti e con relazioni ottimante trattate. Le varie dinamiche stanno cambiando, forse più di quello che potevo aspettarmi . Nonostante siamo al quinto anno, ci troviamo ancora di fronte ad un prodotto che è in grado di evolversi e ripartire da zero con situazioni però si nuove, ma coerenti con l’evoluzione dei personaggi. Continua a valerne la pena!

martedì 19 ottobre 2010

Grey's Anatomy 7x04 - Cant' Fight Biology

Non puoi sconfiggere la biologia. Già, a quanto pare ci sono cose che vanno al di là del nostro controllo, fattori genetici innati che modificano le nostre vite a loro piacimento, senza darci una minima possibilità di scelta. Ed è proprio questo il tema di oggi e l’argomento con cui i nostri dottori dovranno scontrarsi. Iniziamo subito con Meredith che viene visitata da una ginecologa per verificare se lei possa avere bambini, dopo l’aborto avuto nel finale di stagione: l’esame svela come lei abbia un utero diciamo “aggressivo” che a quanto pare sarà un problema anche nelle future gravidanze per il rischio costante di ulteriori aborti. Ora, io non riuscirò mai a capire una cosa: come mai le protagoniste dei telefilm hanno sempre questa difficoltà enorme nell’avere bambini? Fateci caso, almeno il 66,6% delle donne nelle serie tv ha problemi di concepimento. Se poi ricordiamo che anche Addison in Private Practice ha gli stessi problemi possiamo iniziare a pensare che Shonda sia un po’ fissata con questa storia, o che gli autori non sappiano cosa inventarsi. Ma quello che risulta decisamente più interessante per la nostra protagonista è l’incontro con una donna che ha la malattia di Huntington, ereditata dalla madre. Così Meredith, si ritrova a vedere l’esperienza di Lisa condannata a un destino certo dalla biologia che cerca comunque di godere a pieno dei momenti che le restano (in maniera anche piuttosto letterale). E questa esperienza si riflette un po’ anche sulla protagonista stessa che quindi decide di sottoporsi al test per vedere se è a rischio di contrarre l’Alzheimer come sua madre prima di lei. La sua è probabilmente una scelta coraggiosa, in fondo chi di noi avrebbe il coraggio di sapere una cosa del genere e vivere la sua vita con tale informazione. Quindi lo spettatore si trova a chiedersi se sia meglio conoscere o no questo tipo di informazioni e come la propria vita possa cambiare in base a queste. Alla fine però Derek non sembra d’accordo con la scelta della moglie e voglio proprio vedere se questi risultati verranno mostrati o no. E in caso spero siano positivi, tanto per vedere l’evolversi di un personaggio che inizia davvero a piacermi. Per quanto riguarda gli altri specializzandi ho apprezzato la storia che vedere protagonista un giovane ragazzo, amante della danza, che si ritrova con un tumore osseo alla gamba con il rischio di amputazione. E la perdita di un arto per chi lo utilizza come ragione di vita deve essere estremamente dura, soprattutto se hai una giovane età. Per fortuna Karev, con l’aiuto di April, riesce a trovare una possibile soluzione che dovrebbe risparmiare il taglio netto. Se da un lato questa storyline mi è davvero piaciuta, ho trovato piuttosto gratuita la scena in cui il giovane balla. Capisco che ci fosse l’esigenza di mostrare la sua ragione di vita, ma così è un po’ troppo esagerato, siamo pur sempre in un ospedale e i dottori normalmente non fanno parte del pubblico. Inoltre assistiamo anche alla gelosia di Arizona verso Callie e il suo rapporto con Mark, che non sopporta più di tanto , ma che decide comunque di conoscere a fine puntata. Diciamo che il tutto può essere saltato. Lexie invece si ritrova con April a curare una anziana donna, interpretata da Frances Conroy,l’adorabile madre di Barney Stinson, che praticamente entra con la macchina in una lavanderia a gettoni perché al suo interno c’era il marito che l’aveva lasciata tre mesi prima e in preda alla gelosia voleva ucciderlo. Il tutto non è particolarmente interessante, se non per lo sguardo da psicopatica della donna e la cretinata finale di raccontare tutto alle due dottoresse perché era convinta che il segreto professionale coprisse anche i reati. Questa è stata forse la parte più debole, usata più che altro per evidenziare la rivalità tra Lexie e April, non solo a lavoro, ma anche a casa e con il rapporto con Meredith. Quest’ultima comunque alla fine rassicura la sorella minore, ristabilendo un minimo di normalità nella vita della giovane Grey. Christina è alla prese con la sua crisi, che ormai va avanti da quattro puntate, facendola diventare il fantasma di un personaggio che per quanto brutto da vedere aveva molto potenziale ed era sempre stato molto interessante. Vederla così spenta, morta dentro, senza la voglia di tagliare che aveva avuto per sei stagioni è assurdo, sembra quasi che ci troviamo davanti ad un’altra persona. E nemmeno un pazzo che mangia vermi e li tiene nello stomaco per un anno per cercare una importante scoperta biologia sembra svegliarla più di tanto dal torpore che la avvolge. E comprare una cosa orribile con un palo dei pompieri non mi è sembrato un gesto molto normale o in character. Che poi, possibile che a Seattle non ci fossero case più decenti? Comunque, quello che forse ho odiato di più in tutto l’episodio è stato Jackson. Ok, abbiamo capito che volete spacciarlo come un figo stellare, e ammettiamo che non è nemmeno un brutto ragazzo. Ma far sbavare l’intero personale ospedaliero per lui è un po’ esagerato. Soprattutto se Teddy, da cardiochirurgo con le palle, si fa abbindolare dai suoi occhi. Quanto è stata imbarazzante la scena in cui lui sbatte gli occhi e lei durante l’operazione sembra avere un orgasmo, facendolo anche assistere nonostante sia un po’ un incapace? Così non solo mi crolla l’immagine di una donna che avevo amato dal suo arrivo, ma mi crolla anche lo specializzando che ritenevo migliore di questo misero addominale da mostrare in giro. La puntata quindi bilancia momenti molto interessanti, a scene che è meglio dimenticare, praticamente quello che avviene da due anni a questa parte. Ok, abbiamo passato 40 minuti, ma vedere sprecato un potenziale del genere inizia a diventare alquanto snervante, soprattutto quando ti aspetti molto di più avendo visto molto di meglio.

Dexter 5x03 – Pratically Perfect


Se c’è una cosa che mi trovo a dire tranquillamente, è che questa quinta stagione di Dexter mi sta piacendo. Mi piace vedere Dexter che cerca di dividere la sua vita tra Harrison che ha bisogno di una tata e Boyd Flower che dev’essere ucciso perché lui, di sua volta, uccide donne. E mi piace vedere Debra che cerca di aiutare il fratello, far finta di non aver fatto sesso con Quinn e indagare sul suo caso. E mi piace il fatto che Quinn veda Dexter nell’identikit di Kyle Butler. Magari la storia di Angel e Maria mi paice un po’ meno, ma quella è routine, e per quanto mi riguarda può picchiare tutta la gente che vuole per sentirsi più macho, tanto non cambia nulla. Le cose per il nostro killer si complicano quando la sua “vittima” lo seda d’istinto nel momento in cui lui seda…lui, e finiti in ospedale, entrambi scappano. Ma Dexter, rompendo le sue abitudini, acchiappa Boyd e riesce infine ad ucciderlo, anche se non nel luogo deciso con il suo “santuario” abituale. E giustizia è fatta. Eppure a Dexter mancano davvero Codie e Astor, si spaventa davvero quando non trova Harrison a casa solo perché la nuova tata l’aveva portato a prendere un po’ d’aria, ed ha anche seria paure per sue figlio da andare da uno psicologo, solo per scoprire che il bimbo non ricorderà nulla dell’omicidio di Rita. Dove vuole arrivare questa stagione non è molto chiaro, ma il modo in cui ci vuole arrivare è davvero ben scritto, ben recitato e ben diretto. Nella mancanza di un big bad della stagione, gli autori ci mostrano ancora piu a fondo l’interiorità di Dexter, mostrandocelo più umano del precedente, ora che ha delle serie responsabilità. E ora che Quinn è intenzionato a parlare con la famiglia di Trinity, le cose per il nostro protagonista si complicheranno di sicuro. E chi è che cava occhi, taglia lingue e teste a Miami per uno strano rito? E forse questo il caso della stagione? O ci sarà solo per un arco di episodi. Forse la secondo è più plausibile, ma intanto vedremo come si evolveranno le vicende per la nostra squadra omicidi di Miami. E sì, ne vale la pena.

The Event 1x04 – A Matter of Life and Death


Ed eccoci al consueto appuntamento ritardatario con The Event. Come sono andati avanti gli “eventi”? Beh, Sean e la sua nuova amica, l’agente Collier, sono riusciti a fuggire alla sparatoria alla sede dell’FBI e si sono messi in cerca di Vicky. La ricerca li porta in una villetta in Texas dove non trovano Vicky ma una signora che nega di conoscerla. Ma grazie a Sean che scoverà un bimbo nella casa, verremo a sapere che la signora è la mamma di Vicky e dopo molte parole da ai due un numero da chiamare. Ma cosa fa Vicky? Lei imprigiona Leila in un sotterrato, ma la ragazza riuscirà a fuggire e, arrivata in caserma, proverà a chiamare Sean. Lui ha la batteria scarica e non risponde, e la ragazza le lascia un messaggio. Scopriremo che in realtà è stata tutta una trappola dei rapitori della ragazza per attirare Sean da loro. Nel frattempo, tutti i passeggeri del volo scomparso si son svegliati, capitano compreso. Ed è proprio lui che Sterling interroga, chiedendogli spiegazioni. Lui gli racconterà del rapimento della figlia e dell’unico nome che ha sentito, Vicky. Il nostro presidente Elias riceve una telefonata da un Uomo Misterioso ™ (Thomas) che gli rivela essere quello che lo ha salvato, ma ora dovrà liberare tutti i prigionieri, altrimenti “della gente morirà”. Elias tornerà a parlare con Sophia, che gli dirà di fare ciò che l’uomo ha detto, perché è uno che mantiene la parola. Intanto tutti i passeggeri iniziano a sanguinare e a sentirsi male.
Questo episodio, come il precedente, diminuisce il numero di flashback (ne abbiamo solo due, la prima cena di Sean dai genitori di Leila e il primo incontro con Sophia di Elias e la moglie) e la trama continua linearmente senza troppe cose senza senso e senza eccessive americanate. I personaggi continuano il loro percorso ma è ancora poco chiaro il punto di incontro di queste trame. Chissà quando gli autori si decidano a raccontarci per bene la storia di questi “altri” o come facciano a creare portali interdimensionali. Resta quindi un ottimo telefilm per passare 40 minuti ma sembra sempre che manchi quel qual cosina in piu per farlo sbocciare.

Life Unexpected 2x05 - Music Faced

All’inizio dell’anno era arrivata la notizia di un crossover made in CW e io per primo ho iniziato a sudare freddo. Era da tempo che si parlava di questa ipotesi, anche se non sei sapeva bene quali sarebbero stati i telefilm coinvolti. C’era chi pensava ad un assurdo incontro tra Clark Kent e i Winchesters, e chi credeva che il mondo patinato dell’Upper East Side si sarebbe scontrato con quello di Beverly Hills. Ma nessuno, io per primo, aveva pensato che sarebbero state due protagoniste di One Tree Hill a partire per Portland. Eppure ecco Haley e Mia, con una banalissima scusa [vedi OTH 8x05] si ritrovano ad un festival musical organizzato dall’emittente radiofonica di Ryan e Cate. Ora, ammettiamolo, questo crossover è stato praticamente inutile, dato che i personaggi hanno interagito si e no cinque minuti scarsi, la maggior parte dei quali è stata impegnata dalle canzoni delle sue. E il momento che doveva forse essere quello più interessante, e cioè il confronto tra Cate e Haley, è stato totalmente sprecato e banalizzato con perle del tipo: “Ho avuto un figlio all’ultimo anno di liceo”, “Ma dai, anche io” oppure “Il mio ragazzo si chiamava Nathan”, “Il mio Nate”. Tutti i possibili risvolti che potevano essere utilizzati, beh, praticamente non lo sono stati. L’impressione generale è che questo crossover sia stato voluto dai piani alti e quindi gli autori abbiano trovato un modo veloce e sbrigativo per liberarsene perché altrimenti non si spiega questa totale mancanza di attenzione e di cura verso la cosa. Soprattutto quando il resto dell’episodio è decisamente di un livello superiore e lo scambio con One Tree Hill risulta non solo forzato, ma anche il punto debole dell’episodio. Infatti la puntata è caratterizzata dalle insicurezze di Lux e Cate verso tutto ciò che le circonda. Infatti la prima è alle prese con l’attrazione che prova verso il suo tutor, che in parte sono ricambiate, ma che non possono essere espresse per la differenza di età ed i problemi che questa relazione porterebbe. Per una volta mi piace come viene trattato questo argomento, senza il banale accoppiamento che contraddistingue di solito questo tipo di trama nei teen drama. Anzi, l’appuntamento del professor Edwards con Paige, la sorella di Ryan, crea una ulteriore delusione in Lux, aumentata dal fatto che Jones e Tasha si baciano e da Cate che tenta di avere un nuovo bambino con Ryan. Lux quindi si ritrova in parte ferita da tutte le persone che la circondano, ma alla fine si rende conto che comunque è lei a sbagliare e forse di essere egoista. Per una volta il suo personaggio è stato meno irritante del solito, sarà anche l’effetto della piastra sui suoi capelli, ma la sua paura e forse un po’ invidia nei confronti di un bambino non ancora concepito, ma che avrà più attenzioni di lei e non sarà abbandonato è totalmente giustificata dal suo percorso. E anche la gelosia verso Jones, verso cui effettivamente non ha provato mai nulla, è comprensibile perché vedeva nel ragazzo quasi una consolazione e un ripiego e non accetta in parte che sia lui che Tasha possano avere quello che lei non ha con il professor Edwards. Cate invece è alla prese con la voglia di Ryan di allargare la famiglia: se lui vorrebbe avere altri figli, la donna la pensa in maniera differente e prende di nascosto la pillola. Quando però Ryan viene a scoprirlo in un modo piuttosto stupido, i due hanno un duro confronto e Cate ammette di essere bloccata in parte per Lux, perché si sente comunque in colpa per quello che le è successo e non vorrebbe darle l’impressione di sostuirla così presto nonostante sia siano appena ritrovate e in parte perché sapendo di non aver avuto un grande rapporto con la madre pensa di non essere adatta a ricoprire tale ruolo. Quest’ultima, presente nell’episodio, è sempre divertente come ci era stata presentata, non riuscendo molto a ricoprire il ruolo di nonna, ma soprattutto quello di madre quando più volte discute con la figlia, ammettendo di non averla voluta in fin dei conti. E sarà solo il confronto finale in cui ammette di aver voluto più per se stessa, e quindi anche per Cate quando lei rimase incinta a far fare loro pace. Baze intanto accompagna il suo capo, Emma Bradshaw, interpretato dalla sempre splendida Emma Caulfield, al festival musicale sperando di far firmare ad Haley un contratto finanziario visto il suo patrimonio. Questa ovviamente è solo una scusa che gli autori hanno usato per far passare loro tempo assieme e iniziare a porre le basi su questa nuova relazione amorosa, che sappiamo durerà quella manciata di episodi necessari per trovare a Baze un modo per passare il tempo. La puntata in fin dei conti non è male, con confronti tra Cate e sua madre, e poi Cate e Lux molto interessanti e che cercano di risolvere problemi che abbiamo dalla prima stagione. Il dialogo finale tra le due protagonista forse è la parte che ho preferito nell’episodio, quando Cate rassicura Lux dicendo che anche una quantità industriale di figli non potrà cambiare assolutamente nulla nel loro rapporto, rapporto che effettivamente è molto cresciuto dal primo anno. Loro due sono maturate non solo come persone, ma anche nei loro ruoli rispettivamente di madre e di figlia iniziando a sviluppare le dinamiche tipiche di queste relazioni e la cosa non può che essere positiva. Se ci si soffermasse più sulle relazioni tra i personaggi, come avveniva nel primo anno, senza voler calcare troppo la mano sui misteri che in questo episodio non sono stati citati o utilizzare stupidi crossover lo show sarebbe sicuramente più interessante. Per ora serve solo a passare 40 minuti. Da notare la battuta di Emma su Cate, che “assomiglia molto alla tizia di Roswell”, un tocco di genio che mi ha fatto ridere per mezz’ora